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Perché i pianeti hanno i nomi delle divinità romane?

L'idea di assegnare ai pianeti i nomi delle divinità venne prima ai babilonesi e successivamente ai greci. Questi ultimi, associarono i pianeti agli dèi confrontando le caratteristiche peculiari delle divinità dell'Olimpo con quelle che riuscivano ad osservare guardando gli astri nel cielo. Così al pianeta che si muove più velocemente, Mercurio, venne attribuito il nome del messaggero degli dèi (Hermes); al pianeta più luminoso, Venere, quello della dèa della bellezza (Afrodite); Marte, pianeta rosso, sanguinario, diventò il dio della guerra (Ares); Giove, anch'esso luminosissimo e maestosamente lento, fu paragonato a Zeus, il padre degli dèi; infine Saturno che impiega un tempo lunghissimo a fare un giro dell'orbita, fu associato al dio del tempo (Cronos).
Successivamente i Romani adottarono le stesse convenzioni e l'influenza dell'Impero Romano prima e della Chiesa Cattolica poi ha portato all'adozione dei nomi latini.
Urano e Nettuno, sconosciuti a greci e romani, vennero scoperti solamente in epoca moderna: Urano nel 1781 e Nettuno nel 1846. Furono battezzati così dalla comunità internazionale per proseguire nella tradizione.

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